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Dal Vangelo secondo Luca (Lc 19,1-10)

In quel tempo, Gesù entrò nella città di Gèrico e la stava attraversando, quand’ecco un uomo, di nome Zacchèo, capo dei pubblicani e ricco, cercava di vedere chi era Gesù, ma non gli riusciva a causa della folla, perché era piccolo di statura. Allora corse avanti e, per riuscire a vederlo, salì su un sicomòro, perché doveva passare di là.

Quando giunse sul luogo, Gesù alzò lo sguardo e gli disse: «Zacchèo, scendi subito, perché oggi devo fermarmi a casa tua». Scese in fretta e lo accolse pieno di gioia. Vedendo ciò, tutti mormoravano: «È entrato in casa di un peccatore!».

Ma Zacchèo, alzatosi, disse al Signore: «Ecco, Signore, io do la metà di ciò che possiedo ai poveri e, se ho rubato a qualcuno, restituisco quattro volte tanto».

Gesù gli rispose: «Oggi per questa casa è venuta la salvezza, perché anch’egli è figlio di Abramo. Il Figlio dell’uomo infatti è venuto a cercare e a salvare ciò che era perduto».

 

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Domenica scorsa avevamo accolto la preghiera del pubblicano peccatore, il quale: «si manteneva a distanza, non aveva nemmeno il coraggio di alzare gli occhi e si batteva nel petto dicendo: “O Dio, abbi pietà di me, peccatore» (Lc 18,13). Quell'umile pubblicano tornò a casa giustificato, esaltato per essersi abbassato a riconoscere la sua radicale povertà di peccatore. Ma era solo una parabola! Il Vangelo di questa domenica ci presenta la storia vera del capo dei pubblicani della città doganale di Gerico: il ricchissimo e corrotto Zaccheo. Il suo nome ebraico può significare al tempo stesso «Dio si è ricordato» e «puro». «Zaccheo» significa «puro».

La purezza, stride con la cattiva fama di cui godeva quell'uomo, odiato da tutti gli abitanti di Gerico per essere a servizio dei romani oppressori e avido di soldi.

Essere “puri” non significa pretendere l'immunità dei nostri sentimenti e pensieri da qualsiasi cattiva intenzione. Nessuno di noi è perfettamente puro. Tutti siamo impastati di atti peccaminosi. La tentazione della ricchezza e la corruzione assalgono il cuore di ogni essere umano.

L'essere “puri”, identificandoci con Zaccheo, significa invece riconoscerci ad ogni istante potenzialmente peccatori e sentire in noi, profondamente, un desiderio di conversione, sentendo di non potercela fare da soli, confidando solo nella nostra buona volontà.

Essere “puri”, come Zaccheo, significa coltivare in noi la consapevolezza che, in alternativa ai soldi e alle sicurezze derivanti dal possesso del denaro, vi è un'altra inesauribile ricchezza: il Cristo risorto che passa nel cammino della nostra esistenza.

Essere “puri”, come Zaccheo, significa coltivare così tanto il desiderio di incontrare Gesù al punto da diventare come bambini, arrampicandosi tra i rami di un albero, nascosti tra le sue foglie, per non essere visti dalla folla. Diventare come bambini senza titoli, senza etichette, ma semplicemente se stessi nella vulnerabilità e nel limite della propria condizione umana. «Zaccheo» significa «Dio si è ricordato».

Mi converto da «puro», pieno gioia perché «Dio si è ricordato» di me.

La conversione sta nell'abbinare questi due significati del nome «Zaccheo»: presentarci “puri” davanti al Padre, al Figlio e allo Spirito Santo, cioè sinceri nella nostra radicale povertà per scoprire stupiti che “Dio si è ricordato” di me, di te, di ciascuno di noi.

L'esperienza della nostra conversione, come fu la scelta libera di Zaccheo, sarà quella di rendere possibile ciò che sembrava impossibile. (acuradipgiac)

 

Padre Giacomo Santarsieri

Padre Giacomo SantersieriDirettore Della Casa di riposo San Felice

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